GLOSSARIO - DIVINITÀ SUPERIORI

Ares

Seraphis


Ares

Indole: Negativa.
Descrizione: Divinità superiore. Ares è il generatore della parte oscura del Mondo conosciuto; ad egli si devono i Vulcani, i Sotterranei, i terremoti, la notte, il dolore, l'odio, la sofferenza. Egli veglia sul Male più assoluto e Male stesso rappresenta nel Mondo assoluto e nelle Terre dell'Ovest, denominate Elge, ovvero "distruzione". Protegge i propri seguaci delle insidie gettate dai nemici, che riconosce soprattutto in Seraphis, definita da Lui come la Dea della Menzogna.
Credenti in Ares: Coloro che scelgono questa divinità sono spesso quelli che s'annidano nelle ombre, e che nelle stesse cercano conforto e verità, tramite Fede e Spada. Il devoto in Ares non sa cosa sia il bene: conosce solo il male stesso come cagione di ogni problema. Spesso non conosce ragione, ed agisce quasi sempre con il corpo e con le armi. I servi di Ares sono inoltre persone che vivono nel vizio, e nella provocazione del Dio, che li chiama costantemente a mostrare la loro devozione e fiducia.
Simbolo: è rappresentato dalla mano di Ares che tiene il potere di Seraphis in pugno, la quale s'assopisce: il serpente che si arrampica sulla spada è appunto il Male che risorge grazie ai suoi seguaci.

GENESI SECONDO ARES

Dea Seraphis
   Rappresentazione del Dio Ares
In principio, Bene e Male erano un'unica essenza. Plasmati l'uno con l'altro essi collaboravano e si ritrovavano fra loro in armonia. Ma, così come gli opposti s'attraggono, così nella loro forza le due entità non riuscirono più a convivere a causa del Bene, troppo debole a confronto della sua nemesi, divenendo due entità distinte.
Ben presto il Male diede origine ad un mondo oscuro, senza alcun tipo di emozione o luce. In esso, piante ed animali non riuscivano a vivere in serenità, conoscendo fin troppo il dolore instaurato dal Male stesso.
Così nacque la "legge del più forte", secondo la quale animali e piante avrebbero vissuto dovendo combattere gli uni contro gli altri per dimostrare la loro forza e utilità nel Mondo nel quale si ritrovavano.
Il Bene, per la troppa debolezza e mancanza di iniziativa, iniziò ad essere colto da invidia nei confronti del mondo creato dal Male. Dunque prese forma, divenendo Seraphis, così da possedere più da vicino ciò che tanto il Male adorava. Spaccò e rovinò le terre e da queste create scolpì le acque ed i fiumi; piegò il suolo creando montagne ed illuminò i cieli in maniera accecante. Il Male, vedendo l'interesse che la Dea aveva nel rovinare la sua Terra, divenne anch'egli una Divinità per suo volere: Ares. Tentò di abbattere le montagne ma non vi riuscì, scolpendo erroneamente i vulcani; provò a togliere il bagliore accecante dai cieli, ma vi riuscì solo in parte creando la notte, e si rifugiò nel sottosuolo, così da nascondersi da Seraphis stessa che, affranta dall'odio che Ares le causava, continuò imperterrita a danneggiare il Mondo. Dalle acque e della terra sporca e fetida modellò una creatura a sua immagine e somiglianza, l' Uomo: queste nuove creature avrebbero vissuto in eterno dolore, poichè non in grado di esistere e non abbastanza forti da sopravvivere.
Ma ancora una volta il Dio del Male decise di sistemare le cose: un dì, Ares discese in Terra come falso mortale, mostrandosi agli umani e parlando loro di Seraphis, tentando di convincerli di come Ella, invece che la felicità, abbia loro donato una vita di dolore e tristezze, poichè la loro esistenza era breve, ed il loro corpo fragile e mortale.
Alcuni Umani non credettero subito ad Ares, altri invece furono a lui riconoscente per aver loro aperto gli occhi, e fu proprio per questo che decisero di seguirlo quando, il Dio del Male, promise loro vita eterna, senza conoscere sofferenze e senza il timore della morte, poichè rappresentazione di morte stessa sarebbero divenuti.
Li condusse nei sotterranei da Lui creati, dove edificò la loro città oscura, privandoli dell'anima, prelevata in cambio di vita eterna, ma al contempo rendendoli costretti ad assetarsi del sangue fintanto che le prime creature di Seraphis potessero solo così comprendere quanto da Lui detto: fu così che i  Vampiri iniziarono a vagare per i luoghi oscuri, rendendo insonni le notti degli Umani, alcuni dei quali si resero ben presto conto che dalla Dea furono ingannati proprio così come Ares aveva annunciato loro.
La Dea pianse come un infante e osservava con disprezzo le creature da Ares partorite, che Egli in buona fede, ancora una volta, aveva creato. Fu così che decise di fare un dispetto alle sue creature al fine di convincerle che ciò che Ares aveva loro detto era pura falsità: plasmò dalla propria esistenza creature simili, ma che risultassero più agili, maggiormente legate alla sua natura, che potessero vivere più a lungo e che, soprattutto, possedessero un sangue da cui Vampiri non sarebbero stati attratti: i primi  Elfi comparvero al villaggio di Umani, già divisi nelle loro Fedi, a tentare di corrompere gli Uomini laddove la fede nella Menzognera era venuta meno. Per tentare di ripristinare la luce anche di sera, così da scacciare i perfetti Vampiri, la Dea fallì nei cieli oscuri dove sporcò l'oscurità con le stelle e la luna, rendendosi ancora più ridicola di quanto non lo fosse.
Ma fra gli Umani devoti ad Ares nacque il timore nei confronti degli Elfi, poichè figli di una Dea che aveva loro mentito: spinti dalla stessa paura spostarono il loro accampamento, pregando Ares e chiedendo lui di rendere loro stessi più forti nel fisico e di riuscire a convivere con i Vampiri dei quali si circondava, al fine di far comprendere ai corrotti quanto fosse grande la Sua compassione.
Scese la notte ed Egli li accontentò, donando loro ogni pregio che gli Elfi avevano ricevuto dalla Dea, ma costringendoli a vedere bene solamente al buio, così che, in futuro, il Bene non potesse prenderli in modo sleale con sè. Fu così che i primi  Drow apparvero, affiancando i Vampiri verso quella che verrà definita la più grande guerra di sempre.
Alcuni Uomini, stanchi delle problematiche causate dagli Dei, decisero di andarsene e lasciare il villaggio principale, rimanendo così a vivere la propria vita lontano dal fulcro della lotta fra Bene e Male, mentre nelle Terre Divine si consumava il più forte degli strazi: Umani ed Elfi combattevano insieme per causa della Dea contro quelli che erano Vampiri e Drow in una battaglia che durò mesi e mesi.
L'Odio della Menzognera per Ares era straziante: non riusciva a vedere quanto i Suoi figli credessero in Lui, nè lontanamente ad immaginarlo: dalle sue lacrime d'odio si sprigionarono creature emanazione di falsità e luce, pronte a piegarsi al suo volere. Gli  Angeli discesero in terra e, agli occhi dei combattenti, si mostrarono come creature immortali dalle ali piumate e bianche. Con la loro luce costrinsero Vampiri e Drow ad abbandonare quei luoghi e a smettere di portare il loro verbo, dove gli Umani e gli Elfi avrebbero vissuto in totale discordia sotto la loro imposizione.

Ares era stato sconfitto nella battaglia e la sua tristezza era tale da far vibrare la terra, da far ribellare vulcani la cui lava discendeva lenta al suo passaggio: fu da quel dolore che i suoi fantocci presero forma, creature possenti e veritiere, Nemesi degli Angeli, pronti a consolare il loro Dio e a donare Lui anche l'esistenza. I  Demoni avanzarono nell'immediato verso Est, pronti per tentare ancora una volta di salvare le creature che Seraphis aveva forzatamente corrotto al Falso.

Primo simbolo del Cavaliere di Seraphis Fu Thilgon, un Angelo, ancora una volta a piegarsi a Seraphis: la Dea lo obbligò a divenire mortale, ed egli divenne uomo in terra, patendo con i suoi simili le sofferenze terrene che Seraphis stessa causava. Raggruppò la prima armata di Cavalieri devoti a Seraphis nominati "Cavalieri della Luna" in Onore al cielo sporco che di sera incuteva timore a chiunque, i quali avrebbero combattuto nella lotta del Falso secondo un Codice Cavalleresco senza senso. Chi fedele ad Ares meritava la morte, e laddove l'animo andava purificato secondo la Menzogna, lì le spade dei Cavalieri si sarebbero mosse inneggiando il solo Nome della Dea del Falso.
Comprendendo la falsità della Dea, gli Elfi abbandonarono gli Umani a sè stessi, vedendo quelle creature così fragili e facilmente corruttibili dalla menzogna, additarono gli stessi come figli di vergogna del Creato e causa di ogni guerra e dolore.
Seraphis mai avrebbe permesso che gli Elfi e gli umani venissero corrotti da Ares: fu allora che costrinse due creature ad unirsi; attrazione crebbe fra un'Umana ed un Elfo. Ella impose loro di concepire un figlio, ed esso scatenò il più osceno degli scalpori quando, dal grembo della donna nacque il primo  Mezzelfo, creatura metà Uomo e metà Elfo.
La Dea credette che quella potesse essere la chiave per ottenere il Mondo: esso avrebbe riunito Umani ed Elfi che, assieme ai suoi Cavalieri, avrebbero schiacciato Ares. Si sbagliava.
L'intelligenza delle creature permise loro di comprendere quel segno di Menzogna: gli Elfi ripudiarono quella creatura figlia del Falso, non accettando la sua impurità di sangue, in quanto si ritenevano l'unica razza perfetta ed incorruttibile, e laddove scorreva il sangue Umano, non vi era mai possibilità di Verità eterna.
Gli umani non ci misero poco a reagire a quella che definivano più che un'offesa; ancora una volta i Cavalieri della Dea combatterono un'ulteriore battaglia che fece accrescere solamente il dolore del Dio Malvagio, il quale soffriva di cotanto Male da generare al suo cospetto la prima armata degli "Arcaici Guardiani di Ares" che avrebbero, secondo Egli, finalmente riportato la Verità nelle Terre.

Primo simbolo dei Custodi di Serahis Fu così che Ares avanzò verso le terre estreme ad Est, sovrastando i figli di Seraphis e tentando di far comprendere loro la verità stessa: ma laddove gli Arcaici Guardiani di Ares fallivano, Essi rimediavano con la loro immensa fede verso il Dio. Si racconta di dieci Uomini che, emigrati in passato, tornarono durante la cruenta battaglia. Tale fu la loro oscurità sotto la Luna che riuscirono ad avvolgere l'armata della menzogna: il legame spirituale che li riuniva in Ares era talmente grande ed immenso che riuscirono a sprigionare il suo potere nella Terra, venendo nominati dai mortali come i "Sacerdoti di Ares". L'Armata del Falso rimase agghiacciata davanti alla verità, e fu in quel momento che Seraphis tramutò il suo odio in ira incontrollata: non riusciva più a sopportare il fatto che il Dio potesse essere così più Grande ed Immenso di Lei. Non comprendeva come fosse possibile che dei semplici ed imperfetti Uomini fossero riusciti ad avere la meglio. Fu così che tentò di accrescere il legame che aveva con i suoi Angeli, proclamando uno di questi il primo "Custode del Sacro Culto", il quale sarebbe stato mezzo fra Lei e il mondo Terreno e avrebbe divulgato il suo falso verbo, corrompendo ogni esistenza.

Nel frattempo gli Elfi osservarono i Sacerdoti increduli: non era possibile che degli Umani avessero potuto raggiungere un tale legame con un Dio, quando loro erano i soli che sicuramente potevano raggiungere tale elevazione spirituale. Essi si ritirarono in silenzio e con vergogna nelle loro foreste, dove rimasero, decidendo di approfondire la loro cultura, dedicandosi a libri e scritti di ogni genere, documenti che sarebbero stati conservati nel tempo, e nei quali gli Elfi stessi sarebbero stati gli unici orgogliosi protagonisti. In questo frangente di tempo, per altro di apparente calma, vennero scoperti alcuni tomi che in futuro si rivelarono di notevole importanza: alcuni dei libri studiati dagli elfi trattavano argomenti ultraterreni. Narravano di come elementi, naturali o artificiali, potessero essere controllati e modificati. Fu proprio così che venne identificata e scoperta la Magia, più volte utilizzata in maniera differente, a seconda degli scopi. Col tempo vennero tramandate le formule e le pozioni, ognuna delle quali capace di sbalordire ogni sorta di essere vivente. Molteplici i problemi che nacquero. Non solo gli elfi, come ovvio che fosse, si scoprirono in grado di manipolare gli elementi e utilizzare così la Magia. Alcune menti perfette devote ad Ares scoprirono questi segreti prima di altri, e fu così che si iniziarono a verificare i primi riti ad opera di Stregoni.

Passarono giorni prima che Seraphis avanzasse pronta per attaccare ogni fedele al Dio che tanto gli faceva ribollire l'esistenza: fu un duro scontro senza vincitori nè vinti: Cavalieri e Mistici si scontrarono senza che l'uno prevalesse su l'altro. Fu proprio quest'Equilibrio a generare, dalle Essenze di Ares e Seraphis, i loro primi figli: Gaia, divinità dell'Equilibrio, e Karon, Dio che Equilibrio rispettava rappresentando gli Elementi.
Dalla nascità dei loro figli, Ares tentò di convincere in tutti i modi Seraphis a fermarsi: ella doveva comprendere, com'Egli stava facendo, che la Fede è libera scelta e fu Gaia a confermarne le parole quando spiegò ai due l'importanza che l'Equilibrio stesso aveva. Fu così che Gaia si inginocchiò alle due Divinità, promettendo loro di conservare quanto da essi creato e di non rinunciare mai a proteggere la stabilità di quei luoghi. I due si guardarono, Seraphis promise tuttavia ad Ares di tornare presto a riprendersi il posto di unica divinità riconosciuta nel Mondo, e si ritirò nel suo Regno. Al contempo, Ares permase in silenzio a vegliare sulle sue creature, osservando che Gaia, così come aveva promesso, aveva riconcesso l'Equilibrio. Fu proprio da tale Equilibrio che Gaia concepì la sua prima creatura, i  Likan, umani che con la luna piena assumevano forme animali, simbolo del legame con la Natura che Gaia tanto amava. Fu solo quando questi esplorarono il mondo, così come i mortali prima di loro, che alcuni Likan la vera fede nel Male, finendo per ignorare il legame primordiale per seguire la voce di Ares, il quale adunava le proprie creature e cresceva sempre di più per liberare i viventi. Avendo Gaia intuito quanto la vera Fede potesse essere più forte del legame con la Natura, decise di plasmare dall'essenza di questa i primi  Alseidi e Centauri. I primi sarebbero stati l'anello mancante fra lei stessa e i mortali, mentre i secondi sarebbero divenuti fieri e imponenti, magnifici quanto rari da far vedere ad occhi mortali poichè metà equini e metà uomini.
Nel frattempo, Karon si crucciava, spesso impazzendo a causa del contrasto dei propri elementi: Acqua e Fuoco erano troppo diversi e dannatamente a contatto, e questo lo portò alla disperazione. Creò dalle acque una divinità chiamata Poseidone, assegnandogli il compito di proteggere le acque stesse. Karon era convinto che questo lo avrebbe indebolito a tal punto da far convivere e coesistere dentro di sè sia Acqua che Fuoco, cosa che, invece, si rivelò inutile. Egli cessò le sue pene quando un Terremoto da lui stesso provocato si scatenò: gran parte dei territori vennero inghiottiti dalle acque, le quali divennero salate e i mari si ampliarono nel mondo di cui Poseidone stesso divenne il protettore e creatore successivo: delineò un Mondo sottomarino da cui presero forma le prime creature, fra le quali le Nereidi, umanoidi in grado di tramutarsi in simil Umani, ma dipendenti dalle sue acque per sopravvivere. Si racconta di come gli stessi siano figli di Poseidone stesso ed un'Umana di cui la Divinità si era invaghito.
Il Mondo si popolava. L'economia cresceva così come la popolazione che grazie a Gaia sceglieva con libero arbitrio la Fede e gli ideali da seguire nella propria esistenza, laddove non fossero diretta emanazione di Divinità a loro Madri.
Ella coltivò una pianta simbolo della natura e dell'Equilibrio che finalmente regnava nel mondo. Tale fu la verità che in essa trasmise, che dalle foglie della pianta sbocciò una piccola creatura, legame con la Natura stessa, un  Folletto che ne avesse rispecchiato la volontà.

Simbolo Dio Ares
   Simbolo del Dio Ares
Nessuna imposizione di Seraphis disturbava ogni Equilibrio Naturale sorvegliato dalla figlia di Ares e della Dea, e si narra di come una notte la Menzognera si tramutò in mortale, discendendo dalle colline dell'Est per contravvenire al patto con Ares, che lei tanto odiava. Gaia la vide, e le si presentò davanti, sorpresa che la Madre l'avesse raggiunta nella sua natura. Si inginocchiò mostrando lei la sua nuova creatura e porgendole la stessa pianta da cui il Folletto aveva preso vita. La diede alla Dea, la quale sorrise soddisfatta, la accarezzò falsamente in volto, e finse un pianto. La sua lacrima di menzogna bagnò i petali della pianta, che si impregnarono di cotanta falsità, facendo sbocciare i fiori che la componevano, dando alla luce piccole creature dall'essenza vergognosa: le  Fate. Si racconta di come queste sporcarono quella notte di luce viva, e di come straziarono quella sera ritentando la corruzione.
Res, la notte successiva, inviò un segno Divino ai propri figli, indicando loro che tempo era giunto di portare il Verbo della Verità; ad Egli, secondo Ares stesso, spettava di ricondurre ogni creatura sulla retta via, e vedeva questo traguardo solo se ogni fedele alla Dea fosse stato purificato. Divenne mortale a sua volta, raggiungendo le sue creature ormai cresciute spiritualmente, e decise di avviarsi ancora una volta i luoghi popolati, ma prima di poterlo fare incontrò la stessa Gaia, vedendo con i propri occhi le neo creature dalla Dea partorite. Felice di rincontrare il Padre a cui doveva l'esistenza, Gaia donò lui la stessa pianta offerta a Seraphis. Ares, tuttavia, non la accettò, rattristito da quanto appena accaduto: chiese alla figlia motivazioni, non comprendendo il motivo per il quale avesse concesso alla Dea di rafforzare la falsa fede terrena. Gaia spiegò a Suo Padre che, quanto accaduto, era opera d'Equilibrio e del Giusto evolversi delle cose, ma Egli aumentò il proprio dispiacere bagnando con le proprie lacrime la pianta da ella donata e dalla quale, abbeverata di tale Verità, nacquero piccole creature pregne di Fede: i , i quali popolarono quei luoghi in breve, resi Nemesi delle Fate dalla Dea create. Si ritirarono poi verso Ovest, presso il Monastero dedicato ad Ares, dove i Seguaci del Dio accrescevano in quelle Terre il proprio Odio per Seraphis e per l'Est, dove invece i figli della Dea edificarono la prima Cattedrale in onore della Menzognera.
Ares perdonò Gaia per quanto accaduto, e decise così di applicare quanto dalla stessa involontariamente interrotto: l'armata del Dio partì la notte verso l'Est. Seraphis s'allarmò, discendendo in Terra e avvertendo i propri Fedeli di quanto stava per accadere: i Difensori della Madre avanzarono ad Ovest, fintanto che le terre Menzognere non venissero intaccate, ed una guerra sanguinolenta si consumò a metà strada per giorni e notti.

Seraphis s'indispettiva per la perdita delle sue creature, mentre Ares si nutriva della Fede che quella guerra eterna sprigionava: furono ancora le essenze più profonde dei due a dar vita a due nuove divinità che tuttavia riuscirono a Generarsi distinte dalle due Superiori: Ade e  Morte.
Le due divinità si somigliavano molto, e difatti fratello e sorella furono nominati dal tempo. Ade si presentò agli occhi della Dea come una Divinità quasi schizofrenica e golosa delle essenze delle creature cadute. Fu allora che Seraphis, per timore di questa pazzia da lui emanata, lo costrinse in un regno inaccessibile a chiunque, se non a lui stesso.
Tuttavia Ella piangeva d'odio vedendo le sue creature cadere sotto la Vera Fede e decise di offrire loro la possibilità di tornare in vita: raggiunse il Regno di Ade, pretendendo da egli aiuto. Ella avrebbe donato lui le  anime dei defunti e le essenze di ogni creatura generata dal divino, a patto che egli le custodisse, finchè il Giudizio divino non avrebbe espresso il proprio consenso per le anime stesse di poter abbandonare quei luoghi di mistero.
Ade edificò i  Cerchi all'interno del Suo Regno, per diversificare la morte di ogni creatura, accettando di conseguenza la proposta di Seraphis. Fu così che, da allora, si narra che ogni Anima raggiunga un  Limbo fra la vita e la morte.
Morte invece si presentò assai composta e pacata, dall'indole perfetta e dall'aspetto scheletrico, coperta da un lungo mantello nero sotto il cui cappuccio volto era celato, armata di una lunga falce: si narra che dietro ad ogni decesso, in realtà, vi fosse stato il suo "tocco", sebbene lei stesso riuscisse a negare l'evidenza della sua collaborazione così che nessun mortale avrebbe potuto comprendere.
Immediata fu per Morte comprendere che Ares era il giusto, in quanto Egli ripudiava Seraphis, creatrice della Menzogna, ed opposto della sua Essenza. Ma l'impulso di Morte stessa era così grande da proseguire il suo operato anche se collaborativo con Ares, poichè tutto ciò che essa comprendeva, tutto ciò che Essa desiderava era vietare la vita ad ogni cosa riconosciuta come Falso.
Ade era impaziente: aveva ottenuto ciò che desiderava, ma voleva e pretendeva che la propria potenza venisse emanata anche sulle Terre conosciute, e non solo nel proprio regno. Riuscì ad avvicinare una donna allo stige, e plasmò dalla sua essenza una creatura gigantesca da tre teste canine,  Cerbero, così che nessun mortale dopo di ella avrebbe potuto accedere a quei luoghi. Le rese i suoi poteri, e rispedì quella donna all'esterno proclamandola primo  Sciamano di Ade che avrebbe avuto il compito di preservare il suo potere. Ma talmente enorme era l'impedimento, che ogni Shamano che si aggregava al culto di Ade rischiava la pazzia, o addirittura la morte per quei poteri così ben scolpiti nella loro esistenza: tuttavia questo non frenò Ade, che imperterrito concedeva alle anime Sciamaniche di ritornare in vita, così da preservare la continuità della loro esistenza, a patto che gli Dei non vi si fossero opposti, cosa che accadde in seguito, quando Seraphis notò il dolore provocato da Ade agli Shamani.
La Guerra proseguiva, Seraphis sporcava di Falsa Fede le terre, e tale era la Fede d'alcuni seguaci di Ares che compresero la potenza di Morte: sorsero guerrieri brutali inneggiando il nome di Morte stessa, i quali presero il nome di  Atrum Minister. L'ira di Gaia e Karon accresceva nel vedere proseguire una Guerra che non poteva aver fine: i due si presero per mano, scatenando la potenza degli Elementi, della Natura e dell'Equilibrio, fermando lo scontro e costringendo nuovamente Ares e Seraphis a sorvegliare il mondo in modo distante e come Divinità e concedendo a Morte solamente quello che il destino aveva previsto per lui. Increduli difronte alla potenza dei propri figli, Seraphis e Ares trovarono con essi accordo ultimo, raggiungendo i cieli ed attendendo il giorno in cui Essi sarebbero potuti tornare in Terra.


Seraphis

Indole: Positiva.
Descrizione: Divinità superiore. Seraphis rappresenta l'emanazione del bene più profondo e puro; Ella è la Dea del Bene, della pace e del perdono.
Si narra che Ares, in tempi antichi, oscurò il giorno tramutandolo in notte oscura: fu allora che Seraphis donò la luce della Luna e delle stelle alle proprie creature, così da far comprendere loro che la Speranza della Luce vive anche dove il male più oscuro mette le sue radici. Seraphis conosce e rappresenta le virtù della compassione, dell'amore, della vita.
Credenti in Seraphis: Coloro che scelgono questo culto sono mossi dal lume della ragione, e da un amore quasi indescrivibile; sono inoltre costanti ricercatori di risposte che li condurranno, forse un giorno, alla più completa e totale unione con la Dea. La verità è la loro spada, ed il sorriso il loro mezzo per agire. Cercano raramente i conflitti a sangue, seppur siano inevitabili nel caso in cui si trovino costretti a reagire.
Simbolo: E' anche la protettrice delle Terre dell'Est dove i suoi Fedeli dimorano, e cui nome, Isil, significa "Luna", proprio perchè la Luna è il simbolo di Seraphis medesima.

GENESI SECONDO SERAPHIS

Dea Seraphis
   Rappresentazione della Dea Seraphis
In principio, Bene e Male erano un'unica essenza. Plasmati l'uno con l'altro essi convivevano e si ritrovavano in ogni cosa, ma così come gli opposti s'attraggono, così nella loro forza essi non riuscirono più a convivere, divenendo due entità distinte, l'una votata alla pura bontà, l'altra al male più oscuro.
L'amore sprigionato dal Bene creò al primordiale mondo conosciuto, partorendo con esso la vita di piante e animali che riuscivano, utopia di oggi, a vivere in serenità e amore, non conoscendo il dolore che però, ben presto, il Male decise, per invidia verso quest'ultimo e le sue creature, di donare ai viventi: fu così che nacque la "legge del più forte", secondo la quale animali e piante non avrebbero più vissuto serenamente, dovendo combattere gli uni contro gli altri per sopravvivenza di ognuno all'interno della catena alimentare.
Smarrito dal dolore delle proprie creature, il Bene prese forma, divenendo Seraphis, così da vegliare più da vicino a ciò che più amava. Dipinse le acque e i fiumi, rese il sangue linfa pura e fresca, decorò con montagne gli ambienti ed illuminò i cieli. Il Male, vedendo l'interesse che la Dea aveva per la Terra, divenne anch'egli una Divinità per suo volere: Ares. Scolpì i vulcani sulle montagne da Seraphis create; spense i cieli creando la notte, e creò un ambiente malvagio nel sottosuolo, oscurando la terra così da beffare Seraphis stessa che, affranta dalla tristezza che Ares le causava, continuò imperterrita a credere in un mondo migliore. Dalla purezza delle acque e della terra fertile, essa modellò una creatura a sua immagine e somiglianza, l' Uomo: essi avrebbero vissuto in armonia, amandosi fra loro e proteggendo la natura da Lei creata.
Ma ancora una volta il Dio del Male decise per lei: un dì, Ares, discese in Terra come falso mortale, ammaliando gli umani e parlando loro di Seraphis, convincendoli di come Ella, invece che la felicità, abbia loro donato una vita di dolore e tristezze, poiché la loro esistenza era breve, ed il loro corpo fragile e mortale.
Alcuni Umani non credettero ad Ares, altri invece furono a lui riconoscente per aver loro aperto gli occhi, e fu proprio per questo che decisero di seguirlo quando, il Dio del Male, promise loro vita eterna, senza conoscere sofferenze e senza il timore della morte, poiché rappresentazione di morte stessa sarebbero divenuti.
Li condusse nei sotterranei da Lui creati, dove edificò la loro città oscura, privandoli dell'anima, pretesa in cambio di vita eterna, ma al contempo rendendoli costretti ad assetarsi del sangue fintanto che le prime creature di Seraphis potessero decidere se soccombere o piegarsi anch'esse al Suo volere: fu così che i Vampiri iniziarono a dominare i luoghi oscuri, rendendo straziante le notti degli Umani, alcuni dei quali si resero ben presto conto che dalla Dea furono ingannati proprio così come Ares aveva annunciato loro.
La Madre pianse i suoi figli, e osservava con pietà le creature dannate da Ares partorite. Fu così che decise di fare un dono alle sue creature al fine di convincerle che ciò che era realmente importante non era il tempo in vita, ma quanto amore durante questa si potesse donare: plasmò dalla propria esistenza creature simili, ma che risultassero più agili, maggiormente legate alla sua natura, che potessero vivere più a lungo e che, soprattutto, possedessero un sangue da cui Vampiri non sarebbero stati attratti: i primi Elfi comparvero al villaggio di Umani, già divisi nelle loro Fedi, a tentare di riportare il Verbo di Seraphis laddove era venuto meno. Per alleviare il terrore che sorgeva negli Uomini durante la sera, la Dea dipinse i cieli oscuri con le stelle e la luna, così da far loro comprendere che vi fosse sempre una speranza laddove le tenebre avanzavano.
Ma fra gli Umani devoti ad Ares nacque l'invidia verso gli Elfi, che il Dio ben presto aveva fatto loro conoscere: spinti dalla stessa invidia spostarono il loro accampamento, piegandosi al volere di Ares, chiedendo lui di rendere loro stessi più forti nel fisico, e di riuscire a convivere con i Vampiri dei quali si circondava.
Scesa la notte ed Egli li accontentò, donando loro ogni pregio che gli Elfi avevano ricevuto dalla Dea, ma costringendoli a vedere bene solamente al buio, così che, in futuro, potessero rendere la loro fedeltà solamente a lui. Fu così che i primi Drow apparvero, accanto ai Vampiri, verso quella che sarà definita la più grande guerra di sempre.
Alcuni Uomini, stanchi delle problematiche causate dagli Dei, decisero di andarsene e lasciare il villaggio principale, rimanendo così a vivere la propria vita lontano dal fulcro della lotta fra bene e male, mentre nelle Terre Divine si consumava il più forte degli strazi: Umani ed Elfi combattevano insieme contro quelli che erano Vampiri e Drow in una battaglia che durò mesi e mesi.
Il Dolore della Madre era straziante: non riusciva a vedere quanto i Suoi figli stessero soffrendo, né lontanamente ad immaginarlo: dalle sue lacrime nacquero creature emanazione di amore e luce pura, pronte a consolarla e a donarle anche la Vita. Gli Angeli discesero in terra e, agli occhi dei combattenti, si mostrarono come creature immortali dalle ali piumate e candide. Con la loro luce costrinsero Vampiri e Drow ad abbandonare quei luoghi, dove gli umani e gli Elfi avrebbero vissuto in totale pace ed armonia sotto la loro protezione.

Ares era stato sconfitto nella battaglia e la sua rabbia era tale da scatenare terremoti dall'ira inconcepibile, da far esplodere vulcani la cui lava avrebbe inghiottito ogni cosa al suo passaggio: e fu da quella rabbia che i suoi fantocci presero forma, creature mostruose quanto possenti, Nemesi degli Angeli, che con la loro malvagità avrebbero eliminato l'ulteriore ostacolo che Seraphis aveva offerto, secondo loro, in modo gratuito. I Demoni avanzarono nella loro armata, uccidendo senza pietà, e riprendendo gli scontri che proseguirono per anni sotto il dolore della Dea che mai avrebbe creduto che il suo amore per la vita avrebbe portato a tanto.

Primo simbolo del Cavaliere di Seraphis Fu Thilgon, un Angelo, ancora una volta ad asciugare le lacrime di Seraphis: donò alla Dea la sua vita immortale, divenendo umile uomo in terra e patendo con i suoi simili le sofferenze terrene. Riuscì a raggruppare la prima armata di Cavalieri devoti a Seraphis nominati "Cavalieri della Luna" in Onore al cielo che di sera cullava ogni terrore e che la Dea amava tanto ammirare, i quali avrebbero combattuto fianco a fianco nella lotta contro il Male secondo il Codice Cavalleresco ad Ella ispirato. Nessuno avrebbe mai meritato la morte, ma laddove l'animo andava purificato, lì le spade dei Cavalieri si sarebbero mosse inneggiando il solo Nome della Dea.
Contrariati e visibilmente scossi, gli Elfi abbandonarono gli Umani a sè stessi, vedendo quelle creature così fragili e facilmente corruttibili, additarono gli stessi come vergogna del Creato e causa di ogni guerra e dolore.
Seraphis mai avrebbe permesso che un altro screzio potesse nascere fra i suoi figli: fu allora che due creature si guardarono negli occhi in modo diverso; amore crebbe fra un'Umana ed un Elfo. Il loro legame divenne tanto forte da scatenare il più osceno degli scalpori quando, dal grembo della donna nacque il primo Mezzelfo, creatura metà Uomo e metà Elfo.
La Dea credette che quella potesse essere la chiave di tutto: esso avrebbe riunito Umani ed Elfi che, assieme ai suoi Cavalieri, avrebbero riportato la pace. Purtroppo si sbagliava.
La stupidità dei mortali non comprese quel segno Divino: gli Elfi ripudiarono quella creatura figlia dell'Amore, non accettando la sua impurità di sangue, in quanto si ritenevano l'unica razza perfetta ed incorruttibile, e laddove scorreva il sangue Umano, non vi era mai possibilità di Pace eterna.
Gli umani non ci misero poco a reagire a quella che definivano più che un'offesa; ancora una volta i Cavalieri della Dea dovettero combattere soli un'ulteriore battaglia che fece accrescere solamente il potere del Dio Malvagio, il quale godeva di cotanto Male generando al suo cospetto la prima armata degli "Arcaici Guardiani di Ares" che avrebbero, secondo Egli, finalmente distrutto ogni barlume di Luce e Speranza.

Primo simbolo dei Custodi di Serahis Fu così che Ares avanzò con la propria armata verso le terre estreme ad Est, sovrastando i figli di Seraphis e tentando di piegarli al suo volere come seguaci: ma laddove i Cavalieri della Luna fallivano, Essi rimediavano con la loro immensa fede verso la Dea. Si racconta di dieci Uomini che, emigrati in passato, tornarono durante la cruenta battaglia. Tale fu il loro splendore sotto la Luna che riuscì ad acciecare l'armata oscura: il legame spirituale che li riuniva in Seraphis era talmente grande ed immenso che riuscirono a sprigionare il suo potere nella Terra, venendo nominati dai mortali come i "Custodi del Sacro Culto". Ancora una volta, l'Armata del Male fu rispedito nei meandri del sottosuolo, dove per la prima volta la rabbia di Ares si tramutò in vero dolore: non riusciva più a sopportare il fatto che la Dea potesse essere così più Grande ed Immensa di Lui. Non comprendeva come fosse possibile che dei semplici ed imperfetti Uomini fossero riusciti ad avere la meglio. Fu così che tentò di accrescere il legame che aveva con i suoi Fantocci, proclamando uno di questi il primo "Sacerdote di Ares", il quale sarebbe stato mezzo fra lui e Terreno, e avrebbe divulgato il suo verbo.

Nel frattempo gli Elfi osservarono i Custodi increduli: non era possibile che degli Umani avessero potuto raggiungere tale legame con la Dea, quando loro erano i soli che sicuramente potevano raggiungere tale elevazione spirituale. Essi si ritirarono in silenzio e con vergogna nelle loro foreste, dove rimasero, decidendo di approfondire la loro cultura, dedicandosi a libri e scritti di ogni genere, documenti che sarebbero stati conservati nel tempo, e nei quali gli Elfi stessi sarebbero stati gli unici orgogliosi protagonisti. In questo frangente di tempo, per altro di apparente calma, vennero scoperti alcuni tomi che in futuro si rivelarono di notevole importanza: alcuni dei libri studiati dagli elfi trattavano argomenti ultraterreni. Narravano di come elementi, naturali o artificiali, potessero essere controllati e modificati. Fu proprio così che venne identificata e scoperta la Magia, più volte utilizzata in maniera differente, a seconda degli scopi. Col tempo vennero tramandate le formule e le pozioni, ognuna delle quali capace di sbalordire ogni sorta di essere vivente. Molteplici i problemi che nacquero. Non solo gli elfi, come ovvio che fosse, si scoprirono in grado di manipolare gli elementi e utilizzare così la Magia. Alcune menti malvagie al servizio di Ares vollero a tutti i costi scoprire questi segreti, e fu così che si iniziarono a verificare i primi riti ad opera di Stregoni.

Passarono giorni prima che Ares avanzasse nuovamente pronto per attaccare ancora ogni fedele alla Dea che tanto gli faceva ribollire l'esistenza: fu un duro scontro senza vincitori né vinti: Cavalieri e Mistici si scontrarono senza che l'uno prevalesse su l'altro. Fu proprio quest'Equilibrio a generare, dalle Essenze di Ares e Seraphis, i loro primi figli: Gaia, divinità dell'Equilibrio, e Karon, Dio che Equilibrio rispettava rappresentando gli Elementi.
Dalla nascita dei loro figli, Seraphis tentò di convincere in tutti i modi Ares a fermarsi: egli doveva comprendere, com'Ella stava facendo, che la Fede è libera scelta e fu Gaia a confermarne le parole quando spiegò ai due l'importanza che l'Equilibrio stesso aveva. Fu così che Gaia si inginocchiò alle due Divinità, promettendo loro di conservare quanto da essi creato e di non rinunciare mai a proteggere la stabilità di quei luoghi. I due si guardarono, Ares promise tuttavia a Seraphis di tornare presto a riprendersi il posto di unica divinità riconosciuta nel Mondo, e si ritirò nel suo Regno. Al contempo, Seraphis permase in silenzio a vegliare sulle sue creature, osservando che Gaia, così come aveva promesso, aveva riconcesso l'Equilibrio. Fu proprio da tale Equilibrio che Gaia concepì la sua prima creatura, i Likan, umani che con la luna piena assumevano forme animali, simbolo del legame con la Natura che Gaia tanto amava. Fu solo quando questi esplorarono il mondo, così come i mortali prima di loro, che alcuni Likan vennero corrotti dal Male, finendo per ignorare il legame primordiale per seguire la voce di Ares, il quale adunava le proprie creature e cresceva sempre di più. Avendo Gaia intuito quanto l'amore dei likan per la natura potesse venir meno, decise di plasmare dall'essenza della Natura i primi Alseidi e Centauri. I primi sarebbero stati l'anello mancante fra lei stessa e i mortali, mentre i secondi sarebbero divenuti fieri e imponenti, magnifici quanto rari da far vedere ad occhi mortali poiché metà equini e metà uomini.
Nel frattempo, Karon si crucciava, spesso impazzendo a causa del contrasto dei propri elementi: Acqua e Fuoco erano troppo diversi e dannatamente a contatto, e questo lo portò alla disperazione. Creò dalle acque una divinità chiamata Poseidone, assegnandogli il compito di proteggere le acque stesse. Karon era convinto che questo lo avrebbe indebolito a tal punto da far convivere e coesistere dentro di sè sia Acqua che Fuoco, cosa che, invece, si rivelò inutile. Egli cessò le sue pene quando un Terremoto da lui stesso provocato si scatenò: gran parte dei territori vennero inghiottiti dalle acque, le quali divennero salate e i mari si ampliarono nel mondo di cui Poseidone stesso divenne il protettore e creatore successivo: delineò un Mondo sottomarino da cui presero forma le prime creature, fra le quali le Nereidi, umanoidi in grado di tramutarsi in simil Umani, ma dipendenti dalle sue acque per sopravvivere. Si racconta di come gli stessi siano figli di Poseidone stesso ed un'Umana di cui la Divinità si era invaghito. Il Mondo si popolava. L'economia cresceva così come la popolazione che grazie a Gaia sceglieva con libero arbitrio la Fede e gli ideali da seguire nella propria esistenza, laddove non fossero diretta emanazione di Divinità a loro Madri.
Ella coltivò una pianta simbolo della natura e dell'Equilibrio che finalmente regnava nel mondo. Tale fu l'amore che in essa trasmise, che dalle foglie della pianta sbocciò una piccola creatura, legame con la Natura stessa, un Folletto che ne avesse rispecchiato la volontà.

Simbolo Dea Seraphis
   Simbolo della Dea Seraphis
Nessuna guerra disturbava ogni Equilibrio Naturale sorvegliato dalla figlia di Ares e Seraphis, e si narra di come una notte la Dea, di bianco vestita e dai biondi capelli emananti luce dorata, si tramutò in mortale, discendendo dalle colline dell'Est per ammirare le stelle e la Luna del creato, che lei tanto amava. Gaia la vide, e le si presentò davanti, felice che la Madre l'avesse raggiunta nella sua natura. Si inginocchiò mostrando lei la sua nuova creatura e porgendole la stessa pianta da cui il Folletto aveva preso vita. La diede alla Dea del Bene, la quale sorrise, la accarezzò in volto, e si commosse. La sua lacrima di felicità bagnò i petali della pianta, che si impregnarono di cotanta purezza, facendo sbocciare i magnifici fiori che la componevano, dando alla luce piccole creature dall'essenza abbagliante: le Fate. Si racconta di come queste dipinsero quella notte di luce calda e viva, e di come allietarono la dolce sera in cui la Dea ritornò nei cieli stellati.
Ares, la notte successiva, inviò un segno Divino ai propri seguaci, indicando loro che tempo era giunto di riappropriarsi di ciò che la Dea aveva lui privato; ad Egli, secondo Ares stesso, spettava unico titolo di plasmatore del Mondo, e vedeva in esso la perfezione solo se il Male più assoluto lo avesse inghiottito. Divenne mortale a sua volta, raggiungendo la sua armata ormai cresciuta, e decise di raggiungere ancora una volta i luoghi popolati, ma prima di poterlo fare incontrò la stessa Gaia, vedendo con i propri occhi le neo creature dalla Luce partorite. Felice di rincontrare il Padre a cui doveva l'esistenza, Gaia donò lui la stessa pianta offerta a Seraphis. Ares, tuttavia, divenne furibondo: accusò la figlia di aver concesso alla Dea, quando i patti erano differenti, l'opportunità di generare altre creature a lei devote, così da rafforzare la sua Fede terrena. Gaia tentò di spiegare a Suo Padre che, quanto accaduto, era opera d'Equilibrio e del Giusto evolversi delle cose, ma Egli aumentò la propria rabbia gettando con odio la pianta da ella donata e dalla quale, abbeverata di tale Male, nacquero piccole creature pregne di cattiveria: i Grendel, i quali popolarono quei luoghi in breve, resi Nemesi delle Fate dalla Dea create. Si ritirarono poi verso Ovest, presso il Monastero dedicato ad Ares, dove i Seguaci del Dio accrescevano in quelle Terre il proprio Odio per Seraphis e per l'Est, dove invece i figli della Dea edificarono la prima Cattedrale in onore della Madre.
Ares non perdonò Gaia per quanto accaduto, e decise così di applicare quanto dalla stessa involontariamente interrotto: l'armata del Dio partì la notte verso l'Est. Seraphis s'allarmò, discendendo in Terra e avvertendo i propri Fedeli di quanto stava per accadere: i Difensori della Madre avanzarono ad Ovest, fintanto che le terre Sacre non vennero intaccate, ed una guerra sanguinolenta si consumò a metà strada per giorni e notti.

Seraphis s'addolorava per la perdita delle sue creature, mentre Ares si nutriva dell'Odio che quella guerra eterna sprigionava: furono ancora le essenze più profonde dei due a dar vita a due nuove divinità che tuttavia riuscirono a Generarsi distinte dalle due Superiori: Ade dalla volontà di Seraphis, e Morte dalla rabbia di Ares.
Le due divinità si somigliavano molto, e difatti fratello e sorella furono nominati dal tempo. Ade si presentò agli occhi della Dea come una Divinità quasi schizofrenica e golosa delle essenze delle creature cadute. Fu allora che Seraphis, forse per timore di questa pazzia da lui emanata, lo costrinse in un regno inaccessibile a chiunque, se non a lui stesso.
Tuttavia Ella piangeva vedendo il dolore delle sue creature e comprese quanto gli Umani le chiedevano sin dal principio: raggiunse il Regno di Ade, chiedendo un umile aiuto. Ella avrebbe donato lui le anime dei defunti e le essenze di ogni creatura generata dal divino, a patto che egli le custodisse al costo della sua esistenza, finché il Giudizio divino non avrebbe espresso il proprio consenso per le anime stesse di poter abbandonare quei luoghi di mistero.
Ade edificò i Cerchi all'interno del Suo Regno, per diversificare la morte di ogni creatura, accettando di conseguenza la proposta di Seraphis. Fu così che, da allora, si narra che ogni Anima raggiunga un Limbo fra la vita e la morte.
Morte invece si presentò assai composta e pacata, dall'indole ingannevole ed estremamente Malvagia, dall'aspetto scheletrico e coperta da un lungo mantello nero sotto il cui cappuccio volto era celato, armata di una lunga falce: si narra che dietro ad ogni decesso, in realtà, vi fosse stato il suo "tocco", sebbene lei stesso riuscisse a negare l'evidenza della sua collaborazione così che nessun mortale avrebbe potuto comprendere. Immediata fu per Morte un'alleanza con Ares, in quanto Egli odiava Seraphis, creatrice della Vita, opposto della sua Essenza. Ma l'impulso di Morte stessa era così grande da proseguire il suo operato anche se collaborativo con Ares, poiché tutto ciò che essa comprendeva, tutto ciò che Essa desiderava era vietare la vita ad ogni cosa.
Ade era impaziente: aveva ottenuto ciò che desiderava, ma voleva e pretendeva che la propria potenza venisse emanata anche sulle Terre conosciute, e non solo nel proprio regno. Riuscì ad avvicinare una donna allo stige, e plasmò dalla sua essenza una creatura gigantesca da tre teste canine, Cerbero, così che nessun mortale dopo di ella avrebbe potuto accedere a quei luoghi. Le rese i suoi poteri, e rispedì quella donna all'esterno proclamandola primo Sciamano di Ade che avrebbe avuto il compito di preservare il suo potere. Ma talmente enorme era l'impedimento in passato offerto da Seraphis, che ogni Shamano che si aggregava al culto di Ade rischiava la pazzia, o addirittura la morte per quei poteri così ben scolpiti nella loro esistenza: tuttavia questo non frenò Ade, che imperterrito concedeva alle anime Shamaniche di ritornare in vita, così da preservare la continuità della loro esistenza, a patto che gli Dei non vi si fossero opposti, cosa che accadde in seguito, quando Seraphis notò il dolore provocato da Ade agli Shamani. La Guerra proseguiva, Morte mieteva le sue vittime, e tale era la pazzia d'alcuni seguaci di Ares che compresero la potenza di quella divinità: sorsero guerrieri brutali e assetati di sangue inneggiando il nome di Morte, i quali presero il nome di Atrum Minister. L'ira di Gaia e Karon accresceva nel vedere proseguire una Guerra che non poteva aver fine: i due si presero per mano, scatenando la potenza degli Elementi, della Natura e dell'Equilibrio, fermando lo scontro e costringendo nuovamente Ares e Seraphis a sorvegliare il mondo in modo distante e come Divinità e concedendo a Morte solamente quello che il destino aveva previsto per lui. Increduli difronte alla potenza dei propri figli, Seraphis e Ares trovarono con essi accordo ultimo, raggiungendo i cieli ed attendendo il giorno in cui Essi sarebbero potuti tornare in Terra.