GLOSSARIO - DIVINITÀ MINORI

Gaia

Ade

Karon

Morte

Ouroboros

Poseidone


Gaia

Dea Gaia
Rappresentazione della Dea Gaia

Indole: Neutrale.
Descrizione: Gaia è la Dea dell'Equilibrio e della Natura, figlia dell'unione delle Essenze fra Ares e Seraphis, concepita assieme a Karon durante una notte in cui le armate della Dea e del Dio si scontrarono per ore ed ore in una battaglia cruenta e faticosa, ma nella quale nessuno dei due prevalse sull'altro: nè vincitori nè vinti.
Credenti in Gaia: Ella ha come seguaci coloro che credono che il Mondo sia forgiato sulla base dell'Equilibrio e dell'amore per la Natura, e che mai Bene e Male riusciranno a prevalere l'uno sull'altro, poichè tutto è in armonia con tutto, e se questa armonia venisse spezzata nulla funzionerebbe più, in quanto per principio ogni cosa vive grazie al suo opposto, come bene e male. Senza l'uno, l'altro non esisterebbe poichè privo di scopo.
Simbolo: sono più foglie sovrapposte; foglie per il legame alla natura, sovrapposizione poichè l'Equilibrio è qualcosa che, secondo Ella, governa su tutto in modo indiretto.

Simbolo Dea Gaia
Simbolo della Dea Gaia

GAIA - STORIA


Ade

Indole: Neutrale.
Descrizione: Definito come un Dio minore poichè rinchiuso nel proprio regno, è l'unico sovrano delle anime. Nacque assieme a Morte dalla volontà della Dea Seraphis di preservare la vita dopo la Morte per le sue creature, e dalla volontà di Morte stessa che Ares aveva su di loro. Si narra che il regno di Ade sia ciò che si "raggiunga" a seguito del decesso, e che solo pochi prescelti potranno varcarne le porte da vivi. A difesa di tale regno, Cerbero è la Bestia creata dal Dio per proteggere le cose a cui tiene di più: le anime.
Credenti in Ade: Lui ha come seguaci tutti coloro che desiderano una continuità "immortale" nel regno dei morti e nessun beneficio in vita terrena traggono quest'ultimi, ma verranno ricompensati solo nel momento del loro decesso. I poteri di questo Dio sono limitati nel proprio regno, e unico mezzo che possiede per trasmetterli all'esterno sono i suoi seguaci più vicini.
Simbolo: è un'essenza centrale circondata da un cerchio continuo quanto la vita dopo la morte. Pur essendo una divinità neutrale, si narra che egli abbia una forte sintonia con Morte, sua Sorella.

ADE - STORIA

Dio Ade
Rappresentazione del Dio Ade
La Grande Guerra e la nascita di Morte e Ade | La Grande Guerra tra i fedeli di Ares e Seraphis imperversava sulla terra, bagnando ogni suo stelo d’erba col sangue delle vittime di entrambe le fazioni: ma se il Dio Ares ne godeva, rafforzato dall’adrenalinica rabbia che enfiava i cuori dei guerrieri impegnati nella lotta, la Dea Seraphis ne soffriva, piangendo in cuor suo la morte dei suoi amatissimi figli. Dai profondissimi, contrastanti sentimenti dei due Genitori Primordiali, scaturì allora ancora una volta una scintilla creatrice, che avrebbe dato vita a due Divinità distinte da quelle Superiori: Ade, dal dolore di Seraphis; Morte, dalla scellerata furia di Ares.
Fratelli per destino e per somiglianza, le due Divinità minori si presentarono ciascuno al proprio padre, il Dio Superiore da cui ciascuna sentiva di aver tratto le proprie radici: Ade s’inginocchiò al cospetto della dea Seraphis, ma ne venne giudicato come una creatura aliena persino tra gli Dèi, dall’inquietante appetito rivolto alle Anime e alle Essenze dei caduti; e da Ella venne relegato in una dimensione accessibile solamente a Lui, così che non potesse nuocere ad altri che a se stesso, qualora si fosse rivelato pericoloso. Morte, più subdola e meschina, con infinita arguzia si prostrò invece ai piedi del Padre Ares, offrendogli i propri servigi per essere accolta al suo fianco. Eppure, arrivò presto il giorno in cui tutti, tra gli Dèi e in mezzo ai mortali, si accorsero che Ella non aveva nessun padrone.
Così i Fratelli conoscevano i propri Padri.

Simbolo Dio Ade
Simbolo del Dio Ade
Il Patto tra la Dea Seraphis e il Dio Ade | Mentre la falce di Morte imperversava sulla terra, mietendo le proprie vittime indiscriminatamente tra i figli di Ares e i prediletti di Seraphis, così da soddisfare unicamente la propria brama, la Dea Seraphis, sconvolta dello spietato potere di quella figlia non voluta, capì di aver commesso un errore nel rinchiudere il fratello e scese dal proprio Regno per cercarlo nella prigione in cui l’aveva ingiustamente confinato e domandargli un umile aiuto.
In quelli che sarebbero divenuti i Profondi Inferi le Due Divinità siglarono un Patto che avrebbe sancito per sempre il dominio del Dio Ade sulle Anime: la Dea Seraphis avrebbe lasciato al Dio Ade le Anime e le Essenze di ogni creatura generata dal Divino, a patto che Egli le custodisse al costo della propria vita finché Egli non avesse giudicato di restituirle alla terra.
Ade, forse oltraggiato dal primo contatto avuto al momento della proprio nascita, non uscì mai dalla propria prigione, nemmeno quando siglando il Patto con la Dea Madre le sue porte vennero scardinate; nell’oscurità nei Profondi Inferi Egli si ritirò dalle battaglie tra gli Dèi e da quelle tra i mortali - voltando le spalle a chi, direttamente o meno, le aveva voltate a Lui - per dedicarsi esclusivamente alle Anime verso le quali, sin dalla nascita, aveva nutrito una naturale inclinazione, fraintesa e punita nell’istante in cui era stata espressa: la leggenda narra che sia questa la ragione per cui nessuna statua di Ade raffiguri il Suo volto.
Inaridito e amareggiato, chiamò a sé una bestia della terra malvoluta da tutti: il corvo, che divenne il Suo animale sacro, cui concesse il potere di attraversare il Lago Eterno, nato dalle lacrime che la Dea Seraphis aveva pianto sulla morte dei propri figli e che seppelliva l’accesso ai Profondi Inferi.
L’animale rimarrà alla storia con il nome di Malphas.

Sulla schiena di Malphas | Richiamata e benedetta dal potere di Ade, Malphas fu la prima creatura a valicare i confini dei Profondi Inferi per involarsi nel cielo del Regno Immortale, entro i cui inaccessibili confini si ammassavano inascoltate le Anime che tentavano invano di attraversare le sponde del Lago Eterno. Per Sua volontà, Malphas vide le sterminate paludi oltre le rive e fece ritorno nelle mani del Suo Signore e padrone, che gli ordinò di sacrificarsi scagliandosi dall’alto del cielo al centro del Lago Eterno. L’impatto tramutò Malphas in pietra: egli divenne un’immensa isola, spoglia e solitaria, inesplorata all’uomo, che si avvinse con spire di roccia agli Inferi profondi e crebbe su di essi, dando vita alle terre che un giorno sarebbero state note come l’Oltretomba e delimitate dall’ormai fiume Lamento.
Entro i confini dell’isola che oramai sanciva i Suoi domini, il Dio Ade edificò i Tre Cerchi che avrebbero ospitato le Anime penitenti dei morti e pose le fondamenta del proprio Regno.
Affondate nelle nebbie tra vita e morte, un luogo che si dice i corvi istintivamente riconoscano un istante prima che il loro volo sia stroncato dalla morte, nascevano le Maleterre.


Karon

Indole: Neutrale.
Descrizione: Karon è il Dio degli Elementi. Solo Lui può controllarli e manipolarli tutti e cinque (Energia, Fuoco, Terra, Acqua e Aria). Figlio dell'unione delle Essenze fra Ares e Seraphis, concepito assieme a Gaia durante una notte in cui le armate della Dea e del Dio si scontrarono per ore ed ore in una battaglia cruenta e faticosa, ma nella quale nessuno dei due prevalse sull'altro: nè vincitori nè vinti. Spesso è in lotta con se stesso, a causa di elementi contrastanti che in lui dimorano: questo provoca l’impossibilità di resistere all’impulsività, e il Raziocino si alterna all’Instabilità, provocando lo sfogo sotto forma delle stesse: Calamità Naturali.
Credenti in Karon: Accetta sotto la sua ala protettrice chiunque abbia una minima capacità di resistere al peso del potere e alla tentazione della corruzione che scaturisce dal possedere Elementi Naturali. Astuzia e Irregolarità ciò che rappresentano i suoi seguaci.
Simbolo: è un pentacolo cui vertici principali rappresentano gli Elementi quali terra, aria, acqua e fuoco.

KARON - STORIA

Dio Karon
Rappresentazione del Dio Karon
Sono in pochi a conoscere davvero la storia di Karon, il Dio degli Elementi, colui che per trovare la pace interiore dovette perdere l'equilibrio, riacquistandolo con fatica, giorno dopo giorno, per riuscire a riamalgamare quell'Essenza sbriciolata dalle sue stesse mani. Egli è oggi ispirazione per tutti coloro che fanno dell'impegno una costanza, ed al contempo un esempio per chi, stabilito un fine, tenta di raggiungerlo ad ogni costo, non importa come, non importa quando, purchè lo si raggiunga.

Nato dall'unione delle Essenze di Ares e Seraphis, durante una notte in cui le armate della Dea e del Dio si scontrarono per ore ed ore in una battaglia cruenta e faticosa, ma nella quale nessuno dei due prevalse sull'altro: nè vincitori nè vinti. Da qui, l'Equilibrio prevalse, e con quest'icore furono generati due nuovi Dèi: Karon, e Gaia, fratelli simili tra loro, eppure diversi per ogni sfaccettatura. Se Gaia rappresentava il naturale Equilibrio delle cose, la ciclicità della vita, l'amore per la Natura ed i suoi frutti, Karon era invece più irruento, instabile ed in balia degli Elementi che in lui dimoravano senza sosta, sino a generare quelle calamità naturali che spesso e volentiri distruggono, ma dalle quali può nascere nuova vita. Spesso in combutta con sè stesso, Karon era invidioso della spontanea dolcezza e dell'armoiosa bontà del potere che Gaia era in grado di generare. La ammirava profondamente, ed al contempo detestava dover rappresentare l'altra faccia di una medaglia che poteva portare unicamente al caos, da cui la nuova vita da esso generata sarebbe stata sempre opera della sorella. Questi sentimenti contrastanti lo portarono alla pazzia, ed egli, tormentato, non riusciva a fermare la brama di voler predominare su Gaia. Il suo intento era quello di avvalersi del potere della Dea per poter essere tutto nell'insieme, un creatore, ed un distruttore, ed il modo in cui lo fece fu brutale.

Con l'inganno egli rapì la sorella, la imprigionò, ed accolse ogni sfaccettatura del suo essere rubandole l'energia. La sua ira, la sua pazzia, erano tali ch'egli non riuscì più a tenere a freno tutta l'irruenza che da troppo tempo teneva sigillata nella propria Essenza, e l'istinto, prevalendo sulla ragione, lo portò ad un atto sconsiderato con cui arrivò a scatenare le più grosse calamità che si siano mai viste sulla Terra. Nella furia, egli trasformò il potere di Gaia in qualcosa di estremamente potente, ma al contempo dettato dall'instabilità, e fu proprio questa mancanza di Equilibrio ad attirare l'attenzione gli Dèi Superiori che, iracondi, intervenirono senza pietà e lo privarono di ogni potere, rigettandolo nel Mondo ch'egli stesso aveva distrutto, costringendolo a vivere come un comune essere umano. Gaia fu liberata dalla sua prigionia, e tornò sulla Terra per poter rimediare ai danni causati dal fratello, eppure tale fu la sua bontà d'animo ch'ella arrivò a perdonare quell'atto sconsiderato, donando a Karon uno splendido mondo in cui vivere, ed il modo di ritrovare, nelle sue creazioni, parte del potere che gli era stato tolto.

Senza più il dominio degli Elementi, Karon si sentiii perso. Quell'umiliazione era un colpo basso per una Divinità, ma al contempo fu proprio l'assenza di quel potere a donargli un attimo di pace in cui poter riflettere sui propri errori e ritrovare il raziocinio che per troppo tempo era venuto a mancare. Senza più il turbine di elementi che lo tormentava, egli ebbe la mente schiarita dalle interperie e comprese quanta sofferenza e quanti disastri il suo potere avesse causato. Il desiderio di riportare l'Equilibrio nacque presto in lui, e quel mondo in cui era stato imprigionato ne aveva un disperato bisogno.

La sua reazione fu repentina. Ormai umano, dovette imparare a sopravvivere in mezzo agli uomini, ed in quella singolare stirpe riuscì a trovare tanti esseri sprovveduti, tanti folli dispotici, ma anche tanta, tanta bontà, tanto desiderio di migliorare un mondo in balia di intrighi e sofferenze, ed al contempo un'incredibile brama di potere. Era ciò di cui aveva bisogno. Si circondò di eruditi, li prese sotto la sua ala e divenne il primo, grande studioso di magia. Passò gli anni successivi a fare ricerche, ad avanzare nel campo dello studio dell'Ars, trovando proprio nelle creazioni di Gaia un punto di appoggio per poter incanalare il potere magico all'interno del primissimo catalizzatore che sia mai stato forgiato: il suo Scettro. Questo Scettro, che rispondeva unicamente a Karon, era il fulcro in cui il potere si riversava sotto forma di incantesimo. Più trascorreva il tempo, più venivano scoperte quelle discipline magiche che maggiormente si avvicinavano alla dominazione della realtà, ed infine, dopo tanta fatica e dopo tanti sacrifici, l'Ordine da lui fondato riuscì a ritrovare la base che gli avrebbe permesso di risvegliare il suo antico potere.

Simbolo Dio Karon
Simbolo del Dio Karon
Il primo elemento che riuscì a dominare fu il Fuoco, memore di un carattere istintivo che gli apparteneva per principio, la fiamma dalla quale scaturisce a vita, il lume che illumina la ragione e scalda i cuori infervorando la passione. Ma questa volta non avrebbe commesso gli stessi errori passati. Aspettò di riuscire a dominare completamente Fuoco, stabilendo un patto con Jack, spirito elementale dello stesso, per il quale lo stesso Jack mai avrebbe richiamato i suoi fratelli senza prima essersi accertato di potergli lasciare il suo dominio per intero. E quando questo avvenne, con esemplare fiducia, ecco che si manifestò la Terra, per mezzo della piccola Elsie, spirito dell'elemento, legata a Gaia per la vita, ma anche a quelle calamità che riuscivano a distruggerla. Dominati questi due principali elementi, affini tra loro ed essenziali per la vita degli uomini, iniziò la vera impresa. Con il manifestarsi dello spirito dell'Aria, Eileen, Karon dovette dare sfoggio di tutto il suo autocontrollo per riuscire a dominare i tre elementi e farli accordare tra loro in un'unica realtà che rappresentava il suo misero corpo umano. L'eterea creatività e la tempestiva parvenza dell'aria lo miserò a dura prova ma questo non era niente in confronto alla manifestazione di Noreen, l'Acqua, la saggezza, la mutabilità e l'emotività, ma anche la distruzione corrosiva. Fu troppo anche per lui. Se già come Dio era difficile riuscire a contenere il potere degli Elementi senza dover rischiare la follia, da umano questo gli costò caro. Ma fu proprio nel momento in cui il suo corpo iniziava a cedere, rischiando la disintegrazione, che gli Elementi si unirono sotto un'unico vortice. Nacque quindi l'Energia, l'equilibrio elementale, il quinto elemento in grado di tenere a freno gli altri e racchiuderli nel proprio involucro. Lo Scettro mise in diretta comunicazione Karon con quest'ultimo Elemento, ed egli, straordinariamente, riuscì a richiamarlo e renderlo affine alla propria personalità, raggiungendo quello scopo che fino ad ora mai aveva abbandonato.

Fondò così l'Ordine delle Streghe, la prima Congrega di cui si ha memoria, e lui, a capo delle stesse, si fece valere come Supremo e portò sotto la sua ala tutte quelle persone affini agli Elementi, donando loro una stilla di potere innato con cui sarebbero state capaci di manipolare una minima parte del suo potere. Fu così che la sua figura fu da guida per tutte loro, ed un esempio invece per quei Maghi che pur privi di potere innato, perseguivano il loro scopo con grande forza di volontà, come Karon stesso aveva fatto da semplice umano. E nel momento in cui abbandonò le sue spoglie mortali, il suo animo divino tornò ad essere uno spirito guida vagante, che gira per il Mondo terreno e Custodisce gli Elementi, scegliendo quelle persone a lui affini per poter donare loro la Scintilla che, un giorno, gli verrà resa. Il suo Scettro passa tutt'oggi nelle mani di ogni Supremo, ed è un regalo del Dio per la dominazione di tutti gli Elementi da lui riuniti sotto un unico tetto.


Morte

Dio Morte
Rappresentazione del Dio Morte

Indole: Neutrale.
Descrizione: Definita come la più potente fra le pestilenze poichè governatrice su tutte, è la portatrice unica di Morte. Ove vi sia un decesso, vi è certamente il suo zampino, nonostante le apparenze neghino l'evidenza. Nacque assieme ad Ade dalla volontà della Dea Seraphis di preservare la vita dopo la Morte per le sue creature, e dalla volontà di Morte stessa che Ares aveva su di loro.
Credenti in Morte: I Suoi Seguaci si differenziano da quelli di Ares non solo per la Fede, ma da come questa venga da essi praticata: ogni suo emissario non combatte per Lei, ma per la Morte in sè e ciò che rappresenta. Dunque non vi sarà pace, non vi sarà motivo di frenare la sete dei caotici seguaci di Morte che, nonostante l'alleanza con Ares stesso, fremono dalla voglia di uccidere chiunque si metta sul loro cammino. Forse è l'odio eccessivo per Seraphis, creatrice della vita, a frenare l'impulso di Morte su Ares, che risulta essere un ottimo alleato.
Simbolo: è un teschio umano, prima creatura generata.

Simbolo Dio Morte
Simbolo del Dio Morte

MORTE - STORIA

La nascita di Morte e Ade - Da tempo il mondo era devastato dalla Grande Guerra fra le essenze del Bene e del Male, Seraphis ed Ares, in continua lotta fra di loro nel tentativo di prevaricarsi a vicenda. Fu durante una buia notte, da allora nota come la Tetra Notte, che le armate delle due divinità diedero vita all'ennesimo e cruento scontro, che non portava né a vincitori né a vinti, fintantoché Seraphis ed Ares stessi non scesero in campo a combattere. Le due Potenze si incontrarono dinnanzi alle proprie armate, l’una di fronte all'altro e mentre la prima versava una lacrima osservando la morte dei propri fedeli, il secondo sputò dalla bocca un tizzone di fuoco, generato dalla rabbia nel non vedere schiacciati gli eserciti nemici. E fu così che mentre la lacrima della Dea cadde sul suolo, il tizzone arroventato del Dio si posò proprio su di essa, producendo subito un grande vapore che prese ad espandersi sempre più. Lingue di fuoco e getti di acqua bollente iniziarono a vorticare in un’alta colonna, sgomentando le schiere delle due Potenze fin quando lo spettacolo non finì ed il tutto si dissolse in una nube di nebbia densa ed indefinita che prese pian piano a diradarsi. Gli dei osservavano muti il prodotto dell’incontro fra il dolore dell’una e la furia dell’altro, sintesi degli opposti che s’incontrano, e quando la nebbia si dissolse completamente fu chiaro a tutti i presenti cosa fosse accaduto. L’incontro fra i potenti sentimenti contrastanti di Ares e Seraphis generò due nuove divinità, figlie non volute ma inevitabili, fratello e sorella per l’eternità. Sul suolo bagnato dal sangue versato dai soldati, al posto della nebbia, comparvero infatti due figure, l’una dalle sembianze di un vecchio ammantato e l’altra scheletrica, vestita di cenci neri, armata di una lunga falce scintillante ed a cavallo di un destriero putrescente. Nascevano così Ade e Morte, e mentre la seconda si gettò subito alla carica sulle schiere di entrambi gli eserciti sterminando tutti coloro che la lunga lama colpiva, il secondo si pasceva delle tristi anime liberate dai corpi morenti che fino ad allora non avevano meta o luogo dove riposare.

Gli Spettri delle Piaghe - I fedeli delle due Grandi Potenze erano sgomentati e perdevano la fiducia nel Padre del Caos e nella Madre della Vita che furono così costretti ad adoperare il loro immenso potere non più per farsi guerra l’un l’altra, bensì per richiamare a sé i nuovi figli scellerati ed incontrollati. A lungo i quattro discussero e presto fu chiaro ad Ade e alla sorella Morte che grande era il potere dei genitori. Il primo, tuttavia, si rifiutò di sottostare ai loro dettami, tornando subito a godere delle anime di cui si circondava, aiutato dalla falce di Morte il cui unico interesse era porre fine alla Vita di quante più creature possibili, traendo soddisfazione dalla morte di per sé come termine dell’esistenza. Fu proprio allora che quest’ultima, al culmine del potere dei due nuovi dei fratelli, plasmò dalla propria malvagità e avidità tre abomini, essenze spiritiche dalla forma indefinita ed infusi di oscuri e subdoli poteri. Divennero noti come gli Spettri delle Piaghe, ovvero Pestilenza, Carestia e Odio. Il primo, Pestilenza, è generalmente avvolto da una nube verdognola dal nauseabondo odore di morte; Carestia lo si può riconoscere dalla nube di neri insetti ronzanti che la avvolgono e che divorano al suo passaggio qualsiasi cosa sia dotato di vita. Infine v'è Odio, il cui soffio violaceo è capace di portare caos e scompiglio e di indurre allo scontro uomini ed animali. Essi furono sguinzagliati per le vie di tutta la terra, portando distruzione ovunque passassero, sempre seguiti dalla Madre della Fine che con la sua falce mieteva le vittime di tali abomini. Ovunque il primo passasse portava malattie incurabili che infettavano chiunque. Dove il secondo metteva piede le messi si guastavano ed i raccolti morivano. Nei villaggi visitati dal terzo, invece, la gente veniva colta da rabbia e furore incontrollabili, tanto da combattersi a vicenda e senza motivo. Si racconta che i tre Spettri amino presentarsi alla gente assumendo le sembianze di cavalieri interamente coperti da cenci neri e in sella a cavalli putrescenti, sebbene nessuno ne sia effettivamente sicuro, dato che chiunque li abbia visti ha presto incontrato la morte.

Il patto con Ares - In questo clima, dove le due Potenze non potevano più proseguire nei loro piani, fu Seraphis la prima ad intervenire. Inviò le sue schiere angeliche che con catene di cristallo imprigionarono Ade e lo confinarono in un’altra dimensione, dove poté riflettere e scendere a patti con la Dea sottomettendosi ad Ella. Morte, invece, scaltra e furba, non appena venne a conoscenza delle sorti del fratello, decise di richiamare i Tre cavalieri delle Piaghe e presentarsi volontariamente al cospetto di Ares, che già stava richiamando i suoi demoni per incatenarla. A lui si inchinò, giurando di servire la causa del Caos, cosicché la sua sorte fu quella di poter restare sulla terra e proseguire il suo operato, compiacendo il Padre che rideva della fine della breve esistenza che incontravano i mortali creati da Seraphis.


Ouroboros

Dio Ouroboros
Rappresentazione del Dio Ouroboros

Indole: Neutrale.
Descrizione: Divinità primordiale. Ouroboros rappresenta l’antico e Assoluto Equilibrio; Egli è il Dio del Tempo. È la divinità adorata dai Draghi e dai loro Cavalieri. Si narra che Ogni cosa sia stata da lui generata, ed ogni cosa in lui farà ritorno alla fine dei tempi, con il nuovo avvento dell’Assoluto Equilibrio. Ouroboros conosce e rappresenta la convivenza armonica di Bene e Male, Luce ed Ombra, Caos e Quiete.
Credenti in Ouroboros: il culto è gelosamente custodito dai Dragonieri e dai loro Signori, ed è appannaggio solo loro: coloro che scelgono questo culto sono i guardiani dell’Equilibrio, coloro che sanno che alla fine tutto tornerà agli esordi per ricominciare; sono inoltre costanti ricercatori della propria strada, affinché possano rendere la propria vita degna di essere vissuta nuovamente in eterno.
Simbolo: Il suo nome significa "Mangia Coda", proprio perché viene rappresentato come un serpente/drago che divora la propria coda, formano un cerchio, ed il cerchio che raffigura l’Eterno Ritorno è infatti il Suo simbolo.

Simbolo Dio Ouroboros
Simbolo del Dio Ouroboros

OUROBOROS - STORIA


Poseidone

Dio Poseidone
Rappresentazione del Dio Poseidone

Indole: Neutrale.
Descrizione: Dio del Mare, protettore dei Mondi e creature in esso contenuti. Generato da Karon, durante un Terremoto, il Dio degli Elementi affidò il compito alla sua emanazione, Poseidone, di vegliare le acque del Mare, che distinse da proprio Elemento, tentando di ripristinare la tranquillità dovuta all'opposizione del Fuoco.
Credenti in Poseidone: I Suoi seguaci sono di indole puramente neutrale, sono saggi e rispettosi verso le Acque che il Dio stesso protegge. Egli è il protettore del Mondo Sottomarino e il suo simbolo è esoterico e rappresentato da onde agitate, dove al di sopra veglia la serenità, questo anche per distinguere il Mare stesso dal Resto del Creato. Si narra che nonostante la sua neutralità, sia più affine con Seraphis, in quanto prima generatrice dei Mari e delle Acque.
Simbolo:

Simbolo Dio Poseidone
Simbolo del Dio Poseidone

POSEIDONE - STORIA